Le prime tracce della città di Asti risalgono al Neolitico tra il 1800 e il 1500 a.C. Nella collinetta dei Varroni sono state, infatti, rinvenute tracce di una popolazione con una cultura simile all'Etrusca e un'economia pastorizia. A partire dal 200 a.C. il territorio venne occupato dai Romani, che lo trasformarono ben presto in un municipium. Dopo la caduta dell'Impero romano la città fu dominata dapprima dai Longobardi (568 d.C.) e successivvamente dai Franchi (774 d. C.). Nel 962 d.C. il Vescovo Brunigo venne investito da Ottone I del potere politico e amministrativo sulla città di Asti. Dopo la morte della potentissima contessa Adelaide di Susa (1090), che su buona parte del territorio Piemontese dominò, il Vescovo Ottone III nel 1095 concesse a alcuni consoli il dominio sul Castello di Annone e da quel momento iniziò il periodo di massima espansione politica ed economica del comune di Asti. La fondazione del Monastero di Sant’Anna, ora sede dell’Archivio di Stato di Asti, è avvolta nel mistero. Secondo le notizie riportate dall’Incisa, storico di Asti del ‘700, nel 590 circa, quando Vescovo di Asti era San Secondo, alcune suore dell’ordine benedettino con l’appoggio della regina Longobarda Teodolinda diedero vita a un’importante esperienza di vita monastica Piemontese. Il primo duca longobardo di Asti fu Gundoaldo, fratello appunto della regina Teodolinda e a questi è attribuito la costruzione dell’Istituto religioso. Il monastero venne dedicato a Sant’Anna, per volontà della stessa regina longobarda, che in ossequio a un voto, donò una costa di Sant’Anna e la camicia, indossata dalla Vergine Maria durante il parto. Si tratta di una notizia interessante, anche se sia verosimile considerarla una bella leggenda, se si pensa che il suo primo sposo Autari, proprio nella Pasqua del 590, proibì ai Longobardi di battezzare i propri figli secondo il rito della Chiesa.
Peraltro la prima notizia del Monastero scritta da un contemporaneo risale alla Cronaca di Ogerio Alfieri. Questi fu un notaio, ma dal 1293 diventò capo dell’Archivio Comunale. Proprio grazie a questo incarico si dedicò a raccogliere tutti gli atti annessi al Codex Astensis, la raccolta delle leggi comunali, scrivendo anche una breve storia di Asti. Nel XIII secolo, il Piemonte presenta una certa stabilità politica, Asti è nel periodo massimo della sua espansione territoriale, ed il cronista può compiacersi della grandezza del comune. Il governo ha una netta prevalenza popolare, benché sia presente una buona rappresentanza della nobiltà locale. Nei primi secoli l'ordine seguì la regola di San Benedetto. Nel 1245 le monache aderirono alla regola circestense.
L'origine dell'ordine cistercense si deve a San Roberto, abate di Molesme, quando nel 1098 si trasferì con una ventina di compagni in una località solitaria nei pressi di Digione, detta Citeaux (in latino Cistercium, da qui il nome Cisterciensi), per applicare nella sua integrità originale la regola di San Benedetto, i cui rigori si erano allentati nei monasteri benedettini.
L'ordine assunse straordinaria importanza e vigore dopo l'ingresso a Citeaux di Bernaldo di Fontaines che, inviato nel 1115 a fondare un nuovo monastero a Clairvaux (Chiaravalle), ne derivò l'appellativo di Bernardo di Chiaravalle. Questo monastero insieme alla casa madre di Citeaux e a quelli di La Fertè , di Pontigny e di Morimond , istituiti nel biennio 1113-1115, costituirono le cosiddette abbazie madri da ciascuna delle quali derivarono altre fondazioni in Francia, Spagna, Italia, Germania, Inghilterra.
Tra il 1720 e il 1726 Benedetto Alfieri realizzò un ampio restauro dell'edificio, mentre intorno al 1750 Dellala Beinasco realizzò lo scalone monumentale del convento. Con decreto 30 giugno 1810 Napoleone trasformò il convento in caserma e nel 1829 venne abbattuto il campanile. Da quel momento il complesso venne usato come Caserma, finchè a partire dal 1950, fu abbandonato del tutto. Nel 1994 la sede fu acquisita dal Ministero per i beni e le attività culturali e dal 2000 divenne sede dell'Archivio di Stato di Asti

 

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